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Sindrome delle Gambe Senza Riposo: una patologia poco conosciuta


sindrome-delle-gambe-senza-riposo_o_cgo2La sindrome della gambe senza riposo, conosciuta anche con l’acronimo di RLS, è un disturbo particolarissimo che affligge circa il 2,7% della popolazione con una percentuale maggiore per quanto riguarda il sesso femminile. Una fetta piccolissima di persone, insomma,  il cui sonno è reso difficile a causa di fastidi, talvolta anche severi, che peggiorano sensibilmente la qualità della vita di chi ne soffre.

Ma procediamo con ordine. La sindrome delle gambe senza riposo è ben altra cosa rispetto ad altri piccoli fastidi notturni come quei movimenti che soprattutto i giovani compiono spesso durante le ore di riposo o quegli scatti, questi ultimi chiamati mioclonie ipniche, che in qualche caso rendono i primissimi minuti di sonno meno tranquilli del solito.

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Nel primo caso, i movimenti compiuti dal soggetto dormiente (anche 20 in un’ora) sono fisiologici e necessari affinché il tronco nervoso, compresso a lungo tempo per la posizione assunta durante le ore notturne, non subisca paralisi che in ogni caso sarebbero comunque transitorie e senza rischi seri. L’altro piccolo fastidio, le mioclonie ipniche, sono invece veri e propri scatti del corpo dovuti ad un mancato equilibrio tra centri del sonno e della veglia. Anche in questo caso, ovviamente, parliamo di fastidi leggerissimi e transitori, senza alcuna conseguenza per il soggetto.

La sindrome delle gambe senza riposo, invece, può rendere sensibilmente più bassa la qualità della vita di chi ne soffre. Crampi agli arti inferiori, bruciori, pruriti e scosse sono solo alcuni dei disturbi lamentati da coloro che nelle ore serali iniziano ad avere di questi problemi. I fastidi iniziano non appena il soggetto si corica e durano grosso modo fino alle prime ore del mattino. Tutti questi disturbi tendono a scomparire se il paziente decide di scendere dal letto e passare in piedi gran parte della nottata.

Non è chiaro a cosa sia dovuto questo disturbo. Gli studiosi ipotizzano la responsabilità di una componente familiare, del tabagismo o di un’eventuale gravidanza. Ad oggi nessuno è stato in grado di trovare una cura specifica e definitiva a questa patologia ma buoni risultati nel trattamento dei soggetti colpiti si sono raggiunti utilizzando un dopamino antagonista già conosciuto nel trattamento del Parkinson.

Foto: donnamoderna.com


Pubblicato in Malattie

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